“Vota sì, altrimenti le strade si riempiranno di stupratori. Vota sì e il sistema giudiziario sarà più efficiente e i processi più rapidi. Anzi no. Anzi sì. Anzi sì. Vota sì, per sostenere il governo. Vota sì, mica è un voto sul governo. Vota sì, la separazione delle carriere conviene a chi governa ora, ma anche a chi governerà domani. Vota sì, che c’entra il governo con la riforma della giustizia?”
Sono oltre 2 milioni i voti di scarto. Il NO vince nettamente con quasi otto punti percentuali di vantaggio e un’affluenza che sfiora il 60%. Le cittadine e i cittadini, specie i giovani, non hanno abboccato alla pressione del governo, non hanno creduto alla propaganda becera dei suoi maggiori rappresentanti e hanno difeso la Costituzione, dando uno schiaffo morale a questa maggioranza ignorante e intollerante.
Niente sorteggio del CSM quindi e, soprattutto, niente nomine da parte del parlamento. La magistratura rimane libera dal controllo del governo e l’avvento della discussione sulla nuova legge elettorale non sembra più, almeno per ora, l’inizio della fine del nostro sistema democratico.
Abbiamo aspettato ad uscire con le nostre considerazioni e abbiamo fatto bene. Oggi, infatti, possiamo commentare le conseguenze della nostra vittoria a livello nazionale. In molti hanno sostenuto, dopo la vittoria del NO ovviamente, che questo non fosse il referendum della Meloni, ma che si trattasse piuttosto della riforma cara a Forza Italia. Una tesi smentita non solo dalla campagna referendaria ma, soprattutto, dalla reazione rabbiosa della premier, che fin qui ha portato alle dimissioni imposte a Del Mastro e Bartolozzi, seguite a ruota da quelle di Santanché e di Gasparri. Se è vero che la separazione delle carriere era stato il pallino del Cav è altrettanto vero che in questa riforma c’era molto di più in ballo. Il disegno del governo Meloni, svelato in primis dai suoi stessi componenti nelle tante dichiarazioni scomposte e controproducenti, era infatti l’assoggettamento della magistratura al governo, di cui la riforma Nordio sarebbe stato solo il primo passaggio, mentre il secondo e decisivo sarebbe stata la legge elettorale. Gli elettori e le elettrici, in gran parte le compagne e i compagni che si erano già ritrovati nelle piazze per chiedere la fine immediata del genocidio del popolo palestinese, tutto ciò l’hanno capito ed è stato questo il segreto di un’affluenza tanto alta e tanto schierata: i pieni poteri in mano ai discendenti politici del fascismo? Anche NO!
Questo risultato quindi, in tutta la sua potenza e nell’arco di pochissimo tempo, riesce in ciò che l’opposizione al governo Meloni non è stata capace in tre anni: mettere in difficoltà un esecutivo che ha dato l’impressione, fino al 21 marzo, di avere numeri e controllo per fare la qualunque. Deportazione di esseri umani in Albania, appoggio alle politiche belliche folli di Donald Trump e attacco ai diritti di minoranze e fragilità (dall’abolizione del reddito di cittadinanza, passando dalla cancellazione della responsabilità genitoriale per il coniuge del genitore biologico nelle famiglie omogenitoriali, per finire con la messa al bando del diritto a manifestare dissenso rispetto alla realizzazione delle cosiddette grandi opere) sono solo alcuni esempi di un’azione politica di stampo neofascista che non può che scontrarsi con l’opposizione netta e straripante degli e delle antifascistƏ.
Questo importante risultato impone quindi una riflessione e un cambio di marcia dell’esecutivo meloniano ma soprattutto dev’essere un’indicazione importante per chi si candida a sostituirlo. Il PD e i Cinque Stelle hanno cominciato a parlare di primarie e di elezioni un secondo dopo il primo exit poll ma la realtà parla di un’affluenza che non sarà replicabile alle politiche se prima il cosiddetto campo largo non sarà in grado di cambiare marcia. Basta guerra, basta investimenti in armi, basta austerità. Niente più accordi con la guardia costiera libica, né tentennamenti su leggi di civiltà come lo Ius Soli o l’adozione per le famiglie omogenitoriali. Non più ipocrisie, ma azioni concrete ed efficaci a contrasto della violenza di genere, a partire dalla parità di diritti e di opportunità sul lavoro. Per convincere i giovani bisognerà occuparsi di tutto questo, e tanto altro ancora. Servono opportunità di lavoro serie, un sistema universitario all’altezza (pubblico, si intende), salari decenti e un tempo per stage e tirocini decisamente ridotto e certo. Si deve tornare ad investire sulla sanità, sull’istruzione e sul welfare. Si deve presentare un piano per il diritto all’abitare, per il diritto alla migrazione e per il diritto alla stanzialità. Si deve cambiare strategia e puntare in alto, esigere il massimo e non appiattirsi più sulle politiche antipopolari della destra di ieri e di oggi. Il leaderismo di chi pensa alle primarie per cercare di prendersi il banco porta ad una nuova sconfitta. Che sia chiaro.
Deve essere inoltre chiaro che, dall’altra parte della cosiddetta sinistra, non può più bastare l’opposizione “sociale” a qualsiasi proposta in nome della presunta superiorità sentita da chi guida piazze e movimenti. Ci sono tempi e tempi, ci sono situazioni e situazioni, e bisogna saper leggere il proprio tempo e la situazione in cui si milita. Le persone che sono andate al seggio per dire NO alla riforma dell’ingiustizia hanno chiarito anche questo aspetto: i numeri esistono se c’è unità; se c’è voglia di sporcarsi le mani e lavorare per costruire oltre che per resistere e opporsi. Lo si deve fare dialogando, condividendo e mettendosi in gioco senza la pretesa di un’egemonia che esiste solo nella testa di chi guida un manipolo di militanti ma è convinto di capeggiare un intero popolo.
A livello locale, per concludere, il percorso è stato vincente. In poco più di un mese è nato un comitato unitario, che ha saputo portare le proprie ragioni sul territorio attraverso iniziative diverse ma ugualmente efficaci. Siamo riusciti a spostare un territorio a vocazione militare sulla media nazionale attraverso la pluralità di linguaggi e contenuti che, nella loro naturale diversità, hanno saputo parlare a tuttƏ
. Adesso è il momento per costruire e, come per il piano nazionale, evitare di cadere nell’errore di considerare il “popolo del NO” il naturale e conseguente elettorato del centro sinistra che sarà. Anche nel nostro territorio tornerà a bussare prepotente la “destra-destra” come direbbe Lilli Gruber. Ebbene per essere pronti a respingere la minaccia non sarà sufficiente la riproposizione dell’operato della giunta Crocicchi, ma si dovrà lavorare intensamente per migliorare dove possibile con proposte ambiziose di reale e radicale cambiamento, per consentire quel protagonismo civile che è l’unico “segreto” per catturare un risultato incoraggiante ma difficilmente replicabile altrimenti.
GASP – Associazione Antifascista di promozione sociale
da considerare che il progetto eversivo della Meloni e compagnia fascistavaria era sottomettere alla politica il potere giudiziario con il referendum, il potere esecutivo con il prenierato e il potere legislativo con l’autonomia differenziata. Sul primo punto gli è andata male speriamo non prosegua ma ci credo poco. Per tutto il resto ovviamente d’accordo.
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