Di MV
È da ormai cinquant’anni che l’immaginario reazionario vuole ripulire la sua coscienza con il discorso del “genocidio” delle Foibe.
Questo drammatico evento della Seconda Guerra Mondiale venne rilanciato dall’inchiesta condotta dal Pubblico Ministero di Roma Giuseppe Pititto nata dalla denuncia presentata nel 1994 dall’avvocato prof. Augusto Sinagra vicino a CasaPound e dagli interventi del 1996 dei vertici del P.D.S che, in una malintesa logica di pacificazione, hanno raccolto gli inviti delle destre revisioniste che chiedevano, dopo il processo Priebke, anche giustizia per i crimini delle foibe.
E così, con la legge numero 92 del 30 marzo 2004, durante la presidenza della Repubblica di Carlo Azeglio Ciampi, venne istituito il Giorno del Ricordo delle Foibe, a ridosso del Giorno della Memoria della Shoah ad opera dei nazi-fascisti.
È doveroso iniziare una riflessione su quello che è accaduto alle Foibe con due precisazioni terminologiche; la prima è che parlare, come ha fatto e fa la destra, di Confine Orientale, presuppone l’esclusivo punto di vista Italiano. Per questo, gli storici seri preferiscono l’uso di Alto Adriatico.
La seconda è che la denominazione Venezia Giulia risale al 1863 ad opera di Graziadio Isaia Ascoli e venne riferita a quei territori che l’Italia appena nata, rivendicava come suoi. È da tener presente che non erano mai stati territori veneziani, ma Asburgici fin dal trattato di Campoformio del 1797 e fino alla prima guerra mondiale. Quando la Venezia Giulia fu annessa all’Italia lo Stato italiano, prima monarchico e poi fascista, operò una vera persecuzione nei confronti degli slavi che vi abitavano, seminando odio e desiderio di vendetta.
L’identità nazionale si basa su un insieme di elementi che includono la lingua, la cultura, la religione, una storia e un territorio comune. Tutta l’area di cui stiamo parlando, è stata per secoli un crocevia di popolazioni e culture diverse. Basti citare Trieste con la sua identità meticcia tanto che lo scrittore e drammaturgo triestino Aron Hector Schmitz, scelse lo pseudonimo Italo Svevo per indicare la sua doppia appartenenza.
Nel 1918 questi territori passarono all’Italia che impose la sua sovranità con violenza, negando le differenze, obbligando tutti gli abitanti a sentirsi italiani e riconoscendo un’unica identità nazionale e già dal 1920, iniziarono le aggressioni fasciste in tutta la Venezia Giulia contro coloro che volevano mantenere la loro identità. L’incendio del centro di cultura slovena presso l’hotel Balkan di Trieste insieme alla promulgazione di una serie di leggi simili a quelle che saranno poi le leggi razziali antiebraiche rappresentano emblematicamente come vennero trattate le minoranze.
Ci furono decine di azioni squadristiche contro politici, redazioni di giornali, tipografie; perfino assassinii. Le violenze non risparmiarono le scolaresche, come l’episodio di Strugnano, del 19 marzo del ‘21, dove i fascisti spararono dal treno contro un gruppo di bambini che giocavano. Nell’ottobre del 1923 la legge Gentile sancì la definitiva chiusura di ogni scuola di lingua tedesca, slovena, croata nelle nuove province del Regno d’Italia.
Con la piena affermazione del regime fascista, poi, vennero imposte: la lingua italiana, l’italianizzazione dei toponimi e perfino dei nomi e cognomi, la chiusura di scuole e di ritrovi croati e sloveni; la popolazione autoctona slava venne esclusa dagli impieghi pubblici e da molti posti di lavoro determinandone un importante impoverimento economico.
La situazione divenne ancora più drammatica con l’entrata in guerra dell’Italia nel giugno del 1940 e con l’invasione della Jugoslavia nell’aprile del 1941 da parte dei nazisti sostenuti dalle truppe fasciste italiane e ungheresi che procedettero immediatamente alla spartizione di quei territori.
L’occupazione della Provincia di Lubiana, durata 29 mesi, fu contrassegnata da particolare durezza, tanto che esistono documenti del comando superiore delle Forze Armate italiane fasciste che recitano: «il trattamento da fare ai partigiani non deve essere sintetizzato dalla formula dente per dente bensì da quella testa per dente e “si sappia bene che eccessi di reazione, compiuti in buona fede, non verranno mai perseguiti. Perseguiti invece, inesorabilmente, saranno coloro che dimostrassero timidezza ed ignavia”».
L’occupazione italiana della provincia di Lubiana e della Dalmazia fu molto feroce e sanguinaria, ci furono 45.000 morti, 7.000 invalidi, 95.460 arrestati, internati e deportati in campi di concentramento.
L’unica realtà in grado di resistere e di guidare la lotta di liberazione contro gli invasori fu il Partito comunista jugoslavo guidato da Josip Broz, detto Tito.
Con la Circolare 3C, redatta all’inizio del 1942 dal generale Mario Roatta, le popolazioni che si trovavano nei territori dove era presente la resistenza partigiana vennero considerate corresponsabili, interi villaggi distrutti e le popolazioni fucilate o mandate nei campi di concentramento dove vennero internati più di centomila jugoslavi.
L’8 settembre 1943 lo Stato italiano fascista abbandonò il proprio esercito e il paese alla vendetta nazista e, in quella grande confusione, la gioia per la capitolazione degli occupanti italiani, la rabbia accumulata per decenni, l’odio per l’oppressione subita favorirono vendette private e regolamenti di conti contro impiegati statali, commercianti, proprietari benestanti, tutti accusati di aver approfittato della protezione fascista a danno delle etnie slave e croate.
Le foibe, voragini naturali dei terreni che si trovano nelle zone carsiche, furono usate come luogo di sepoltura e non rappresentano nessun genocidio, ma la reazione partigiana e popolare all’oppressione e alle stragi nazifasciste, di cui è doveroso segnalare anche quelle avvenute per mantenere il controllo dalla direttrice Trieste-Fiume che causarono la distruzione di decine di villaggi e la morte di centinaia di persone. Una per tutte quella della cittadina di Lipa del 30 aprile 1944 che vide trucidare ben 287 civili, prevalentemente donne e bambini, bruciati vivi o fatti a pezzi dalle baionette.
Bibliografia:
Cernitori Claudia OPERAZIONE FOIBE Kappa Vu.
Gobetti Eric E ALLORA LE FOIBE? Laterza.
Pirjevec Joze FOIBE.UNA STORIA D’ITALIA. Einaudi.
Zhoc Andrea CRITICA DELLA RAGIONE LIBERALE, Meltemi