di: A.D.S.
I pezzi di timone galleggiano sul bagnasciuga di Crotone fra vestiti e resti di vite finite.
Un naufragio annunciato, una motovedetta non equipaggiata per soccorrere. Un’altra partita quando era già tardi.
Una strage.
I crotonesi sulla spiaggia provano a salvare il salvabile. Il sindaco di Cutro, giustificando i ritardi nei soccorsi, proclama il lutto cittadino. E con italica colpevole rassegnazione si compila l’elenco delle ultime vittime del traffico di migranti nel mediterraneo.
Vittime che scappano da guerre, dittature disastri climatici e crolli di economie. Grida nel mare in tempesta, che si disperdono nell’ovattato mondo dell’etere Europeo, narcotizzato e indurito da crisi economica e risposte autoritarie e turbo-capitaliste, dalla ricerca di facili colpevoli, come i rifugiati che ci rubano il lavoro, e di effimere vittorie, come la claudicante avanzata dell’esercito ucraino.
La risposta europea ai disastri sociali e ambientali con cui il nostro colonialismo ha avvelenato il mondo è la chiusura della
Fortezza Europa, una fortezza sempre meno inespugnabile, scossa da una guerra interna e da un confine che non può essere inaccessibile. La guerra in Ucraina scopre le carte. Il padre padrone statunitense e lo zar tiranno si contendono i resti della vecchia Europa, con i suoi consumati consumatori e gli eserciti di precari, i suoi democratici valori seppelliti dalla crisi e il ricordo evanescente di welfare, diritti e libertà, parole sempre piu vuote.
Chiusa e sorda l’Europa autoritaria barrica i confini, l’Italia fascistizzata gioca al poliziotto di frontiera.
Ma chiusa una rotta se ne traccia un’altra.
Dal Bangladesh, dove i disastri ambientali creano una fragilità economica inarrestabile. Dall’Africa, dal Niger, dal Sudan destabilizzati per depredarli meglio dei preziosi minerali. Dall’Afghanistan e dal Pakistan dove abbiamo sparato bombe e speranze di democrazia per poi abbandonare i civili a vendette indicibili e dittature ancora piu reazionarie; dal Kurdistan e dalla Siria devastate da un terremoto peggiore della lunga guerra ancora in atto. Dal Medioriente intero, si incamminano i profughi, la cui fame di sopravvivenza è più forte della paura del mare tempestoso.
Sveglia. Ci dobbiamo svegliare dal nostro torpore livoroso e complice.
Non possiamo nuotare in un mare ridotto a fossa comune, non possiamo accettare accordi e finanziamenti a governi di banditi che lucrano sull’immigrazione clandestina.
Non possiamo rimanere in silenzio mentre, dicendo pace, vendiamo armi a tutto il mondo.
Non possiamo accettare la retorica razzista dei migranti come nemici, quando siamo noi, col nostro disastroso liberismo, che creiamo le condizioni economiche e umanitarie degli esodi di massa e delle fughe disperate.
Soprattutto non possiamo accettare che un rappresentante del governo italiano, come quell’essere piccolo e inumano di nome Piantedosi, si arroghi il diritto di infangare le vittime di un naufragio, al sicuro sul suo piedistallo di sangue.
Questo non è un ministro. Questo non è neppure un uomo.
Come può definirsi umano chi incolpa le vittime annegate di aver cercato la fuga sul quel barcone, morendo con i propri figli?
È solo la voce della violenza, della mentalità razzista e fascista che parla in questo paese?
Non ci fermeremo ad augurare a questi individui di provare per un solo giorno sulla propria pelle l’esodo di un ex migrante.
Chiediamo corridoi umanitari, stop alla vendita di armi, politiche energetiche autosufficienti e sostenibili, chiediamo di non trattare i migranti come criminali, chiediamo una politica estera portatrice di pace, chiediamo accoglienza e rispetto dei diritti umani, chiediamo ai leoni da tastiera e a chi ci governa di restare umani, o almeno restare in silenzio di fronte alle stragi di cui siamo occulti mandanti.
Aver vinto qualche poltrona non vi rende vincitori. Chi semina vento prima o poi sarà naufrago nei mari in tempesta