Negli ultimi giorni, dopo la vittoria di Fratelli d’Italia e di Giorgia Meloni alle elezioni politiche, si comincia a notare distintamente nella gran parte dei talkshow e dei quotidiani main stream una rincorsa a smorzare i toni dei tanti preoccupati dalla formazione di un governo a trazione fiamma tricolore. Anche tra i meno accreditati e solidi difensori delle ragioni della destra italiana, come ad esempio Aldo Cazzullo, Giovanni Floris, Concita De Gregorio, improvvisamente, dopo una campagna elettorale avvelenata in particolare dal linguaggio dei media più che da quello dei diretti interessati, si fa largo un atteggiamento timidamente garantista nei confronti della peggior destra che avremmo potuto pensare di vedere nelle stanze di palazzo Chigi. Sarà quindi questa, con ogni probabilità, la strategia che attueranno, almeno in questa prima fase, i media a trazione industriale e confindustriale di questo strano paese: sperare che Meloni e i suoi camerati non esagerino nelle politiche di odio e nelle azioni di violenza in maniera tale da poter lavorare alla rimozione di tutto quanto ciò che Fratelli d’Italia e la sua Presidente sono già stati e hanno già fatto (tanto Economia ed Europa sono argomenti che rimangono affare di Draghi, e questo ce lo hanno detto in tutte le lingue possibili, sta a noi trarne le giuste considerazioni).
Già, perché quello che fanno finta di non ricordare i perbenisti del “lasciamola lavorare, poi semmai potremo criticarla” è il percorso di un movimento neofascista e di un partito che, dalla Liberazione ad oggi, ha tenuto viva la maledetta fiamma del fascismo nel nostro paese, con tutto il corredo di rapporti deviati con i servizi segreti italiani e americani, infiltrazioni nell’esercito ed episodi gravi, gravissimi, di violenza e di morte. Ma non è solo la storia a parlare riguardo quella fiamma e quella voglia, quella bramosia di tornare ad avere pieni poteri. Giorgia Meloni da quando è sulla scena politica italiana e fino agli ultimi giorni precedenti l’apertura della campagna elettorale, si è espressa su toni beceri, violenti, ammiccanti dei peggiori istinti di chi l’ha ascoltata durante i suoi comizi. Gioria Meloni negli ultimi anni ha costruito la sua ascesa sfruttando le stesse risorse sfruttate da Donald Trump, legandosi a quello stesso Steve Bannon e alla sua teoria del sovranismo, goffamente e inutilmente cavalcata da Salvini, invece compresa e fatta propria dalla presidente in pectore. Giorgia Meloni, e i suoi degni compari Rauti, La Russa, Santanché etc, governano già regioni, come Le Marche, in cui è diventato impossibile accedere ad un aborto legale e sicuro. Questi signori e signore, vorremmo ricordare a chi oggi li considera come semplici legittimi vincitori di elezioni democratiche, hanno relazioni politiche strettissime con le peggiori destre europee di cui sentiamo parlare ogni giorno riguardo diritti civili e sociali negati, privazione di libertà fondamentali, violenze diffuse anche a livello sociale contro minoranze e fragilità. “Facciamo sommessamente notare” (espressione tipicamente meloniana e divenuta ormai “incipit da talk show” un po’ per tutti) agli atlantisti di ferro che animano i quotidiani e i canali televisivi dello stivale, che nel discorso di annuncio dell’annessione del Donbass pronunciato giorni fa da Putin, il presidente della Federazione Russa, riguardo il tema dei diritti lgbtqi+ ha usato toni analoghi, anzi identici, a quelli utilizzati da quella donna, quella madre, quella cristiana che fra qualche giorno sarà alla guida del governo.
Il governo che sta per nascere si annuncia tra i meno influenti dal punto di vista economico e tra i più retrogradi e pericolosi per quanto riguarda diritti umani, civili e sociali, libertà di scelta e di pensiero, dignità e cura delle fragilità, delle minoranze, degli invisibili. A nostro avviso c’è di che preoccuparsi al pensiero che fra qualche mese, quando le politiche antipopolari, inique, inquinanti e pericolose dell’establishment finanziario e industriale italiano ed europeo avranno ancor più affamato ed esasperato la nostra situazione, sarà il governo di Giorgia Meloni e di Fratelli d’Italia a gestire l’ordine pubblico nelle piazze di protesta. Piazze animate da movimenti abbandonati ormai completamente dalla politica istituzionale di un centro sinistra inesistente e soprattutto non curante di chi manifesta dissenso e che anzi dallo scoppio della guerra in Ucraina ha ricominciato, come accaduto già nel 2016 dopo il referendum costituzionale, a gettare fango sull’ANPI e su chi nella memoria dell’orrore del regime e nei valori dell’antifascismo trova la sua stessa ragione di esistere.
Dovremo lottare duramente, questo è evidente. Dovremo essere pronti ad un livello di conflitto che molti di noi, cittadini e cittadine, compagni e compagne, lavoratrici e lavoratori, studentesse e studenti, non hanno in gran parte ancora conosciuto. Saremo soli, saremo isolate e dovremo lottare con coraggio, per noi e per chi non potrà farlo. Se per chi “fa opinione nel paese” non sembra fare alcuna differenza, per chi suda e chi lotta per ogni diritto e per ogni centimetro di libertà, questa ondata neofascista rende ancora più urgente, più importante, più significativa la lotta su ogni singolo diritto, su ogni singolo tema sociale, su ogni minaccia a qualsivoglia libertà o diritto acquisito.