Un poco di memoria storica
Il 25 settembre saremo chiamati ad esprimere il nostro voto (o il nostro non voto) per una delle liste presenti alle elezioni. Abbiamo assistito ad una campagna elettorale in cui apparentemente le forze politiche in campo hanno presentato i loro programmi e le loro posizioni come diametralmente opposti. Recuperare la memoria storica di ciò che è accaduto negli ultimi trent’anni nella politica italiana ci sembra pertanto doveroso per verificare se le cose stanno realmente in questo modo o se sono solo determinate dall’esigenza di distinguo utili nel momento della ricerca del voto.
Diciamo subito che in gran parte, e solo con rare eccezioni, propendiamo per la seconda ipotesi: negli ultimi 30 anni ha sempre vinto le elezioni quella forza politica o quella coalizione che si collocava all’opposizione. È successo nel 1994, 1996, 2001, 2006, 2008, 2013, 2018. La popolazione italiana ha verificato con l’esperienza che i vari cambiamenti della maggioranza governativa non hanno praticamente avuto alcun effetto sulle politiche concrete. Indipendentemente da chi ha governato (ribadiamo con piccolissime eccezioni), le scelte economiche, sociali e politiche hanno avuto una impressionante continuità: tagli alla spesa sociale (sanità, scuola, trasporti, ecc), attacco ai diritti di lavoratrici e lavoratori, compressione di salari e stipendi, mancata considerazione del disagio emergente. A ciò si affianca la mancanza di tutela delle minoranze e la scarsa attenzione alle problematiche ambientali emergenti. Perfino le politiche sull’immigrazione hanno visto una sostanziale continuità tra i vari ministri succedutesi alla guida del Viminale. Altro “metodo” costantemente e unitariamente utilizzato è stato l’utilizzo delle “emergenze”. Dal governo Amato del 1992-93 ad oggi si sono succedute una serie di misure prese in nome dell’emergenza del momento: l’inflazione, l’entrata nell’euro, l’attentato alle torri gemelle e il terrorismo, la crisi dei titoli nel 2008, l’immigrazione, il Covid, per finire oggi con la crisi energetica determinata dalla guerra Russia – Ucraina.
Gli attuali “distinguo”
POLITICHE SOCIO-ECONOMICHE
Trovare delle differenze tra le forze politiche che hanno governato negli ultimi trentanni in merito a questo tema diventa come il famoso cercare un ago nel pagliaio. I vari governi di centrodestra o centrosinistra hanno portato avanti le stesse politiche di taglio alla spesa sociale. I trasferimenti agli enti locali sono stati decimati ad ogni finanziaria. La sanità pubblica ha subito un taglio drastico di ospedali e posti letto. La scuola ha visto l’attuazione di svariate riforme (dalla Gelmini a Renzi) che ne hanno compromesso seriamente la funzione educativa. La riforma Fornero delle pensioni è stata votata da quasi tutti i parlamentari compresa la Meloni e oggi se ne propone il cambiamento dando come possibilità quella di andare in pensione dopo aver versato contributi per 41 anni (sic!).
REDDITO DI CITTADINANZA
La misura, presa prima della pandemia, rappresenta uno dei pochi momenti di discontinuità da noi rilevati nelle politiche economiche degli ultimi 30 anni. Una percentuale di popolazione sempre più alta nel nostro paese vive al limite, o sotto, il livello di povertà. I dati Istat sono impressionanti: Nel 2021 sono in condizione di povertà assoluta più di 1,9 milioni di famiglie e circa 5,6 milioni di individui. Pertanto, la povertà assoluta conferma sostanzialmente i massimi storici toccati nel 2020, anno d’inizio della pandemia dovuta al Covid-19. Per la povertà relativa l’incidenza sale all’11,1% (da 10,1% del 2020) e le famiglie sotto la soglia sono circa 2,9 milioni (2,6 milioni nel 2020). (Istat 15 giugno 2022). Con questi numeri il reddito di cittadinanza ha rappresentato per molte persone l’unica mini entrata economica possibile; la sua eliminazione costituirebbe il ripristino di una visione economico politica attenta esclusivamente all’interesse dei più ricchi.
FLAT TAX
Strettamente connesso al discorso di cui sopra la richiesta di introduzione della “Tassa Piatta”. In realtà la proposta del centrodestra arriva dopo anni in cui regolarmente si sono alzate le tasse ai redditi bassi e diminuite a quelli alti. L’ultima manovra di questo genere è stata opera del governo Prodi che nel 2007 ha alzato la quota minima dal 18% al 23% e ridotto la massima dal 45% al 41% (e nel 1991 era al 50%). La tabella che abbiamo elaborato mostra che cosa accadrebbe se venisse applicata una flat tax al 18% su tutta la popolazione. Non la commentiamo perché è evidente a prima vista chi guadagnerebbe da simile (e incostituzionale) sistema di tassazione che ci fa pensare al capovolgimento della logica di Robin Hood: togliere ai poveri per dare ai ricchi. Ovviamente poi pagheremmo la riduzione del gettito fiscale con ulteriori tagli ai servizi ed un aumento delle tariffe in generale (ticket sulla sanità, tasse scolastiche, trasporti, ecc).

POLITICHE AMBIENTALI
Per un certo periodo, grazie all’iniziativa dell’attivista svedese Greta Thunberg, la disastrosa condizione ambientale in cui versa il nostri pianeta, era al centro del dibattito politico. Ora, come se nulla fosse, le cosiddette nuove politiche energetiche prevedono esclusivamente un ritorno a combustibili esauribili ed inquinanti come il carbone o il nucleare. L’incoscienza con cui i vari governi stanno condizionando il futuro del pianeta e dell’umanità fa rabbrividire. Anche su questa politica energetica, a parte poche eccezioni, i partiti dicono tutti le stesse cose come dimostra il rigassificatore di Piombino. Nessuna ricerca seria e nessun investimento invece viene previsto per le fonti rinnovabili e non inquinanti.
GUERRA IN UCRAINA
Altro argomento su cui le posizioni dei partiti sono quasi unanimi. Nessuna analisi seria delle gravi contraddizioni che hanno originato questo conflitto. Si recita la solita solfa del buono (Zelensky) aggredito dal cattivo (Putin). Chiariamo subito che non abbiamo alcuna simpatia per Putin ma abbiamo imparato a non cadere nella trappola di spiegazioni farlocche delle origini delle guerre: la prima con l’attentato al principe erede al trono Francesco Ferdinando e la seconda con la “follia” di Hitler! Lo scontro planetario tra le potenze economico-militari in atto è la vera causa della guerra e fa temere per una escalation del conflitto di intanto a farne le prime spese sono i popoli europei a rischio di forniture energetiche (e il dollaro non è mai stato così rivalutato rispetto all’euro).
POLITICHE DI GENERE
Questo è uno dei pochi campi nei quali alcune distinzioni sono evidenti ma spesso rimangono a livello di semplici dichiarazioni senza far seguire a queste azioni di governo. La legge Zan, lo Ius Soli, lo Ius Scholi, ecc sono rimasti solo disegni di legge mai approvati. Pare quasi che servano solo a mettere una foglia di fico alle politiche del centrosinistra in occasione delle elezioni, un po’ come con il conflitto di interessi ai tempi di Berlusconi: una volta al governo il centrosinistra non ha mai legiferato in merito!
ALLORA?
Non stiamo dichiarando allora se voteremo e per chi voteremo ma stiamo ponendo una serie di domande. La crisi che attraversa il nostro paese (e non solo) ha bisogno di risposte “di parte” su tutte queste questioni, risposte che noi non vediamo in quasi nessuna delle liste che si presentano alle elezioni e, in ogni caso, riteniamo che il forte cambiamento di paradigma necessario non possa essere attuato per esclusiva via parlamentare. È indispensabile che la parte più cosciente della popolazione prenda atto del fallimento generale di tutta questa classe politica da una parte incapace di dare risposte concrete a milioni di lavoratrici e lavoratori, disoccupate/i, studentesse e studenti, pensionate/i …. alle prese con le difficoltà della vita quotidiana e dall’altra essa stessa causa della situazione attuale. Dobbiamo fare nostro l’invito alla lotta degli operai della GKN di Firenze: INSORGIAMO! E DARE VITA A RETI ORGANIZZATE CAPACI DI TIRARCI FUORI DALLA TRAPPOLA MORTIFERA IN CUI CI STANNO TRASCINANDO.