Due i possibili scenari post elettorali, ma su diritti civili, accoglienza e integrazione e lotta alle disuguaglianze sociali abbiamo già perso.
In occasione della rielezione a Presidente della Repubblica di Sergio Mattarella, scrivemmo un articolo di commento sullo stato dell’arte nel Parlamento italiano e di un inizio soft di una campagna elettorale che sembrava destinata ad entrare nel vivo all’inizio del nuovo anno. Quello che è successo negli ultimi giorni, noto a tutti e tutte, ha accorciato drasticamente i tempi, catapultando grandi e piccoli leader nel vivo della propaganda e nel caos delle alleanze. In questo scenario di elezioni estive, un’assurdità che può passare sottotraccia giusto in un contesto sociale e generale tanto sfilacciato e mal messo, sembrano due solamente le possibili alternative: un governo Meloni-Salvini-Berlusconi, oppure, meno probabile, la prosecuzione del governo di commissariamento nazionale con Draghi o Chi per Lvi. Quindi, in estrema sintesi, le alternative variano da un probabile governo liberista e neo fascista obbediente a qualsivoglia direttiva europea, NATO e USA, ad un altro, di stampo liberista ma più fashion che fascio, obbediente a qualsivoglia direttiva europea, NATO o USA. Ma le differenze non finiscono qui.
Nel primo caso, il più papabile, il nostro Paese si fermerà, se non tornerà indietro, su tutti i temi relativi ai diritti. Ius Soli, degradato a Ius Culturae dal PD, degradato a Ius Scholae dai cinque stelle, ma anche il cosiddetto ddl Zan contro l’omotransfobia. Tutto bloccato in nome della famiglia “naturale” e della difesa della razza. E poi la questione migratoria e dell’accoglienza. Sempre nel primo caso, quello dei neo fascisti per capirci, continueremo a pagare torturatori e assassini libici con altri accordi vergognosi. Proseguirà il rapporto con la Turchia, mentre per chi da noi riesce in qualche modo ad arrivare, non verranno attuate politiche serie di accoglienza, integrazione e nemmeno di salvataggio in mare. Tutto questo condito dalla prosecuzione indefessa della propaganda razzista di cui ormai sappiamo bene come questi personaggi si nutrano per poter guadagnare consenso ed agire quasi da eroi nazionali nella loro azione violenta. Se dovessero salire in carica arretreremmo sia a livello legislativo e di dibattito politico, sia a livello culturale e di dibattito pubblico, e tutto nell’esaltazione della patria e dell’italianità. Insomma qualcosa che già una volta ci è toccato cancellare dal nostro Paese, chissà che non serva un secondo round.
Ma ehi! Non ci abbattiamo, c’è la seconda opzione, del tutto differente! In un’ottica decisamente più democratica e votata a servire i popoli per un pianeta più verde e uno stile di vita più smart. In un clima di aperta collaborazione e co-working di un futuro giusto e prospero per l’Europa e per tutti, oggi al fantastico prezzo che potete leggere in sovraimpressione, abbiamo l’opzione della larghissima intesa. L’opzione del commissariamento insomma. L’esecutivo che ne verrebbe fuori in questo caso, sarebbe molto simile a quello “Draghi” appena concluso: grandi eccellenze della politica, come Di Maio e Carfagna, insieme a donne e uomini che già in passato hanno operato per il bene del Paese, come Brunetta e Gelmini, Orlando e Tabacci. Con questi al timone niente bandiere nere, né inni goffi al patriottismo e alla sovranità nazionale, ma tanta, tantissima responsabilità. Certo, per quanto riguarda le politiche relative a sociale e diritti forse non cambierà molto: gli accordi con la Libia li ha fatti il Pd, li ha rinnovati il commissariamento e non sembrano creare imbarazzo se non nelle prime 24 ore dall’uscita della notizia. Il ddl Zan, scritto e presentato dal Pd, non è stato mai approvato, nonostante, almeno in teoria, la maggioranza dei favorevoli fosse evidente. Stesso discorso, ma trascinato non da 5 ma da 20 anni vale per lo Ius Soli. Tutto questo condito dalla propaganda di cui sopra, che “i responsabili” subiscono e rincorrono, cedendo qualsiasi pezzetto di identità politica rimastagli attaccata addosso e spostandosi sempre più a destra per non perdere la priorità acquisita, il posto, la poltrona, il potere. E quindi, in questo secondo scenario, dove sarebbe il cambiamento? Dove troviamo discontinuità nell’azione politica? Probabilmente da nessuna parte, ma con uno stile decisamente più moderno, che non mal cela vecchie ideologie fasciste e ex picchiatori nelle liste ma che piuttosto indora la supposta puntando non sull’orgoglio nazionale ma sulla promessa di un futuro di ricchezza individuale per chiunque vi si affidi con fiducia.
Inutile sottolineare, almeno qui e per ora, che di noi non v’è traccia. L’opzione fascia e l’opzione fashion se la battono da sole, mentre il soggetto politico che dovrebbe rompere con l’austerità, che dovrebbe agire sulla redistribuzione delle ricchezze. Il partito che dovrebbe lavorare all’allargamento e potenziamento degli strumenti di welfare, per un reddito universale, una sanità pubblica e efficiente, una scuola fatta di strutture adeguate e sicure, con insegnanti preparati e gratificati nel loro ruolo sociale oltreché nel portafogli. Il movimento popolare che dovrebbe portare nell’agenda parlamentare, in maniera seria e radicale, i temi dei diritti civili e dell’accoglienza e integrazione, del rispetto e della solidarietà. Ecco, in gara, tutto questo non ci sta, neanche stavolta. Chi si erge a rappresentare questo mondo, in parte si è venduto all’opzione fashion portando con sé un paio di facce buone ad arraffare il voto dei più distratti, e in parte si accontenta di fare da spettatore, ma a questo dedicheremo un ragionamento a parte.