A Firenze il 26 marzo
Una rappresentanza della nostra associazione ha partecipato alla manifestazione di Firenze di sabato 26 marzo convocata dal collettivo di fabbrica della GKN.
La fabbrica è in mobilitazione permanente dalla scorsa estate a causa del tentativo della proprietà di chiuderla per delocalizzarla in Romania. Il “gioco” speculativo della proprietà è noto a milioni di lavoratrici e lavoratori in tutto il mondo: se il livello di sfruttamento nel paese di origine della fabbrica non può essere incrementato, la si chiude e la si sposta in un paese dove il livello dei salari e la mancanza di diritti garantiscano un maggior profitto. La tracotanza dei padroni della fabbrica è arrivata al punto che il licenziamento dei 422 operai è stato annunciato con un semplice messaggio WhatsApp a giugno 2021! Facciamo presente che la GKN è una delle tante strutture che di fatto lavorano per Stellantis (Fiat, Chrysler, Peugeot).
La GKN però è una fabbrica che ha sempre avuto la capacità di organizzarsi attraverso gli strumenti di democrazia operaia, sia quelli classici e istituzionali (consiglio di fabbrica) che quelli di democrazia e partecipazione non delegata (collettivo di fabbrica ed assemblea dei lavoratori).
La risposta alle provocazioni della chiusura dell’impianto e dei licenziamenti è perciò stata immediata con occupazione della fabbrica e scioperi a oltranza. In questa mobilitazione gli operai hanno coinvolto mano a mano, sindacati, istituzioni, società civile riuscendo a dar voce ad una emergenza nazionale nascosta e sottaciuta da chi ci governa e dalla stampa in generale che poco o nulla fanno trapelare rispetto al dispotismo imperante delle aziende che si concretizza attraverso il ricatto occupazionale e/o la perdita di diritti. Di fatto la quasi totalità di lavoratrici e lavoratori si trova quotidianamente sottoposta a questo diktat: accettare il peggioramento delle proprie condizioni di lavoro sia dal punto di vista salariale che dell’esercizio dei diritti o rischiare il licenziamento.
Merito del collettivo di fabbrica è stato perciò di aver inquadrato la vicenda non soltanto dal punto di vista della difesa del posto di lavoro, sacrosanta, ma di averne colto subito l’aspetto politico generale. Viene messa pertanto in discussione l’attuale, ed apparentemente indiscutibile, declinazione dell’Economia (la lettera maiuscola è voluta) in cui contano solo i paradigmi della competizione e del profitto ed in cui lavoratrici e lavoratori sono solo strumenti di tale logica e non persone in carne ed ossa. Questa vulgata è rivendicata senza vergogna dalla Confindustria e di fatto condivisa da tutti i partiti presenti in Parlamento.
Diviene urgente pertanto imporre un altro punto di vista, rivendicare che non esiste una Economia ma che le scelte economiche sono politiche e sono determinate da interessi in gioco che sono contrapposti. Per questo condividiamo il tentativo del collettivo di fabbrica della GKN di ridare visibilità e centralità alla voce di lavoratrici e lavoratori superando la logica delle mille vertenze per trovare punti di convergenza e insorgenza. Si tratta di proseguire sulla strada della costruzione di un percorso che non si limiti alla sommatoria delle differenti vertenze in atto ma continui ad avere come dato unificante il riconoscimento delle parzialità e la condivisione di tali parzialità nella convinzione di poter incidere all’interno del quadro politico solo dandosi questa prospettiva unitaria.
Da questo punto di vista la manifestazione del 26 marzo ha rappresentato una tappa molto importante: le mille vertenze in atto hanno trovato un luogo fisico in cui conoscersi e riconoscersi. Al corteo erano presenti molte situazioni lavorative insieme ad una forte presenza di realtà di movimento: da quelli studenteschi a quelli di lotta per il clima, dagli occupanti di case ai no Green Pass dai centri sociali a varie associazioni. Inoltre erano presenti le strutture organizzate: settori della Cgil, l’intero mondo del sindacalismo di base, i maggiori partiti e riferimenti politici della sinistra anticapitalista. Tutte queste realtà hanno ribadito durante il corteo un chiaro NO alla guerra e all’invio di “aiuti” militari a Zelensky.
Il nostro impegno consisterà nel continuare questo percorso perché riteniamo che l’emergenza sanitaria prima e della guerra adesso siano solo la punta tragica dell’iceberg delle mille contraddizioni in atto (occupazione, clima, conflitti militari, conflitti di genere, incuria della persona…) che trovano origine ed alimento all’interno della società capitalista e che queste “emergenze” altro non sono che la dimostrazione che all’interno di questo quadro economico e politico non c’è futuro e il governo Draghi, in buona compagnia in questo con tanti altri governi, non può rappresentare la soluzione delle crisi in quanto protagonista e diretta parte in causa nell’averle generate. La ricomposizione dei conflitti può passare solo attraverso un rovesciamento della logica della competizione e del profitto e questo “compito” può essere svolto solo da una aggregazione convergente e da ampliare come quella del 26 marzo a Firenze.