Licei TED: una pennellata verde sull’educazione al profitto

di A.R.

Negli ultimi mesi abbiamo assistito al ritorno delle occupazioni e delle manifestazioni studentesche, segnali di una coscienza politica che gli studenti hanno saputo maturare in questi anni di Covid. Un percorso di crescita che va di pari passo con un’attenzione sempre più particolare sui temi ambientali, che portano con sè la maggiore messa in discussione dell’intero sistema economico.

Gli studenti scioperano e dall’altra parte si esegue il solito copione: il governo ignora le rivendicazioni e manda la polizia a rispondere con i manganelli. L’abolizione dell’Alternanza scuola-lavoro non può essere un terreno di discussione per un governo che ha già varato nuove sperimentazioni, che spremeranno ulteriormente i diritti degli studenti.

Qui c’è da focalizzarsi sulla riforma del PNRR, che prevede la creazione di 27 licei sperimentali denominati TED, un acronimo che sta per Transizione Ecologica e Digitale.

I licei Ted offriranno, sostiene il ministero dell’istruzione, un percorso formativo incentrato sulla “salvaguardia del Pianeta”, un tema così caro al governo Draghi, da essere inserito come sperimentazione soltanto nei licei quadriennali, altro capolavoro del modello liberista.

L’urgenza della lotta ai cambiamenti climatici deve aver messo il ministro Bianchi così alle strette, da convincerlo ulteriormente nel processo di restrizione del percorso di studi: gli studenti si ritroveranno a dover ottenere in quattro anni le stesse competenze degli altri licei, con un ulteriore approfondimento alle materie STEM (science, technology, engineering and mathematics). Il motivo è palese: bisogna rifocillare il mercato di giovani, che vanno formati nell’ingranaggio lavorativo, anziché a scuola.

Il nuovo corso di studi, che Bianchi sostiene di voler applicare a 1000 istituti l’anno prossimo e preparerà gli studenti alla salvaguardia ambientale insieme a, udite udite: le imprese. A rappresentare queste imprese ci sarà Elis, un Consorzio di oltre 100 aziende, per un capitale di oltre 2000 miliardi di euro.

Ma non è tutto!

Secondo i dati forniti da Ecologia Politica Milano, tra le imprese si annoverano: Leonardo (produzione di armamenti), Snam (proprietario di gasdotti e promotore del progetto Ted), Eni (che ha fatto del Greenwashing un’arte) e a seguire Manpower, Toyota, DHL, Anas, Autogrill, Atlantia e numerosi altri enormi privati. Proprio quelle aziende che sono tra le principali cause di devastazione ambientale, dovrebbero insegnare agli alunni l’ecologia.

Come abbiamo anticipato, non ci sarà il problema del PCTO, che verrà potenziato ed integrato direttamente con tirocini nelle stesse imprese, che forniranno anche degli “esperti” pronti a collegarsi per le lezioni a distanza.

In una sola mossa si sta costruendo un intero percorso di studi che prevede la normalizzazione della Dad e del lavoro gratuito, in scuole a norma di azienda, che in quattro anni creeranno unicamente lavoratori da inglobare nel proprio capitale.

Il piano resta quello della corsa all’acquisizione di capacità sempre più settoriali, nel minor tempo possibile, senza perdere troppo tempo a formare la coscienza dei futuri cittadini: il mercato chiede menti e braccia da impiegare in fretta!

Del resto per il governo Draghi la sostenibilità è solo un mero problema tecnico, che va risolto senza indagare sulle falle di un sistema antropocentrico, con nessun approccio politico o sociale che possa metterlo in discussione.

È chiaro che siamo di fronte ad un vero e proprio processo di privatizzazione delle risorse pubbliche, stiamo assistendo ad un incursione di interessi economici giganteschi, che vengono anteposti alla vita degli studenti e che modellano i principi scientifici ed ambientali in base al profitto privato.

Proprio come sul film “Don’t look up”, basterà non guardare sopra e andrà tutto bene!

Leonardo di Caprio e Jennifer Lawrence in “Don’t look up”
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