Di G.F e L.A.
L’Italia è inserito tra i “paesi maggiormente sviluppati” del mondo, tanto da far parte sia del G7 che del G8, i famosi incontri in cui si decidono le sorti del mondo e i cui paesi membri producono più della metà del PIL mondiale. A riprova dell’inconsistenza di queste categorizzazioni sul benessere effettivo della popolazione, l’Italia si inserisce pienamente nelle tendenze relative alla disuguaglianza a livello globale. In particolare per quanto riguarda la distribuzione della ricchezza si evidenzia un andamento simile a quello presentato nell’articolo precedente: a fine 2020 l’1% più ricco della popolazione detiene quasi un quarto della ricchezza nazionale. Inoltre i due terzi della ricchezza sono detenuti dal 20% più ricco della popolazione, mentre al 20% più povero spetta solamente lo 0,4%. Ancor più significativo è il dato relativo alle persone in condizioni di povertà assoluta, che tra il 2019 e il 2020 sono aumentate di 1 milione di unità, raggiungendo la cifra di 5,6 milioni.

Tali disuguaglianze si manifestano anche nel mondo del lavoro: già nel 2019 l’11,8% dei lavoratori occupati almeno 7 mesi l’anno risultava essere povero e il tasso di disoccupazione giovanile si aggirava intorno al 30%. La pandemia non ha potuto che acuire questa situazione, diminuendo il numero degli occupati (-878 mila unità) e impattando ancor di più su giovani e donne. Queste ultime in particolare hanno subito un grave contraccolpo a causa della grande contrazione dell’occupazione nel settore dei servizi alle famiglie. Ad aggravare la situazione vi è l’aumento dei casi di violenza (+73% chiamate al numero verde nazionale antiviolenza) a ulteriore riconferma che l’ambiente domestico non sia sempre accogliente e sicuro.
Le misure governative in risposta a questa situazione hanno ancora una volta perseguito la logica del “trickle-down” (o “gocciolamento”), secondo la quale alleggerendo la pressione fiscale e agevolando la fetta più ricca della popolazione, ne gioverebbero tutti. Nonostante la palese infondatezza di tale teoria, applicata sistematicamente da più di due secoli, è stata approvata una riforma fiscale che favorisce fortemente i contribuenti con redditi medio-alti. L’Ufficio parlamentare di bilancio ha perfino svolto una microsimulazione che non ha previsto alcun beneficio per le fasce più povere della popolazione.
Tra i provvedimenti che invece dovrebbero tutelare i più poveri, vi è il reddito di cittadinanza (RdC), costantemente bersaglio di attacchi da parte di quasi tutte le forze politiche e della narrazione mediatica che dipingono i percettori del reddito come dei parassiti della società. La sua attuale applicazione innanzitutto non assicura la sua universalità, non garantendo a tutti e tutte un sostentamento di base, infatti più della metà delle persone al di sotto della soglia di povertà non lo percepisce.
L’Italia, perfettamente inserita nella parte centrale del sistema-mondo, presenta diseguaglianze ad ogni livello, confermando la tendenza mondiale dell’aumento della forbice tra la parte più ricca della popolazione e i più poveri. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, l’Italia presenta tra i peggiori tassi di disoccupazione giovanile d’Europa e le conseguenze più gravi della pandemia le stanno pagando donne e giovani, costretti a vivere già da tempo in una condizione di precarietà costante. Le riforme messe in campo inoltre, hanno ancora seguito la logica del “do ai più ricchi e ne beneficeranno tutti”, acuendo ancor di più le disuguaglianze.