di A.V.B. e Gruppo di Questioni di genere Gasp
COSA SONO I CONSULTORI E CHE SERVIZI OFFRONO:
I consultori sono spazi dedicati ad offrire servizi alla salute della donna, informazione sulla contraccezione ed educazione sessuale per adolescenti e adulti, percorsi prenatale, servizi ginecologica fino alla somministrazione della pillola abortiva RU486.
LO STATO DEI CONSULTORI:
Contiamo un consultorio ogni 35.000 abitanti mentre dovrebbe essercene uno ogni 20.000 abitanti, come previsto dalla legge n. 34/96: uno ogni 10mila abitanti nelle zone rurali e uno 25.000 nelle zone urbane.
Di fatto le zone urbane hanno un’offerta più completa, con consultori pubblici maggiormente attrezzati, ma che lamentano comunque una scarsità di personale e procedure, con prenotazioni per le prestazioni che in alcune zone del Lazio arrivano ad essere necessarie con almeno 6 mesi di anticipo per un consulto.
La scarsità dei fondi e dell’informazione sui servizi necessari offerti dai consultori, ha aperto la strada a delibere regionali che finanziano i progetti delle associazioni pro-vita (regolamentati dalla legge in Veneto e Piemonte e presenti anche nelle altre regioni) che occupano questi spazi divulgando teorie fuorvianti sull’educazione sessuale dedicata agli adolescenti, in contrapposizione anche con quello che riguarda i principi di libera scelta e di metodi contraccettivi, in un’età in cui è fondamentale avere chiare tutte le eventualità che l’attività sessuale comporta.
Un’altra strada che si apre grazie allo stato di abbandono dei consultori, è quella dei consultori privati, dove in alcune regioni (Lombardia in primis, nelle province del Lazio ecc.) quelli appartenenti al CFC (confederazione italiana dei consultori, di ispirazione cristiana) definiti come “consultori liberi non statali”, vi si accede solo previo pagamento dei servizi.
Ed è proprio legato alla diocesi il primo consultorio del Lazio che si occupa di violenza sui minori, per citarne uno.
CONSEGUENZE:
L’Italia è attualmente al 26esimo posto in Europa per informazione ed educazione sessuale, accompagnata da Polonia (che ricordiamo aver votato se eliminare o meno il diritto di aborto in un referendum meno di due anni fa) Ungheria, Romania, Cipro e Lituania, con una gravissima insufficienza di educazione alla sessualità nelle scuole che, secondo le linee guida statali, prevede proprio la collaborazione tra istruzione e consultori per provvedere alla stessa, ma che è di fatto assente o eseguita in modo non appropriato, con informazioni confuse o addirittura dannose ed errate.
LA SALUTE DELLA DONNA:
Come si evince dai dati raccolti a livello globale, esiste un gap di genere anche sanitario, in cui i trattamenti e le cure riservati alle donne sono più costosi e più difficilmente erogati.
A partire dai metodi contraccettivi, per cui l’esenzione prevista è concessa solo in casi di estrema necessità sanitaria o indigenza molto grave, con un costo che in Italia grava su oltre il 90% delle donne che ne fanno uso.
Inoltre, i servizi che dovrebbero essere forniti nei consultori gratuitamente o previo ticket, sono praticamente inaccessibili per strutture carenti, mancanza di fondi, mancanza di personale e anche perché osteggiati, soprattutto in regioni come Marche e Lazio, dagli obiettori di coscienza presenti nel personale medico sanitario, che collabora con le strutture dei consultori per fornire servizi come l’aborto, previsto dalla legge 194, e mai rispettato del tutto, proprio per quell’indicazione contenuta nella legge che prevede che si possa, per motivi etici e religiosi, rifiutarsi di rispettarla, non garantendo di fatto quello che è un diritto e una libera scelta.
Alla luce delle nuove linee guida, che prevedono la somministrazione della pillola abortiva all’interno dei consultori, abbiamo assistito ad una profonda ostilità da parte dei partiti di destra che si avvalgono della collaborazione di organizzazioni pro vita e delle strutture di stampo cristiano per far passare delibere, togliere fondi, alimentare la presenza dell’obiezione di coscienza, fino ad arrivare a situazioni che si riflettono nella maggior parte delle regioni italiane, ma che si concentrano soprattutto al centro Italia, con Marche, Abruzzo e Umbria che rifiutano le linee guida sulla ru486, e il Lazio le cui scorte sono insufficienti per coprire la richiesta.

L’OBIEZIONE DI COSCIENZA:
Prevista dalla stessa legge sull’aborto e contraddizione in termini, gli obiettori in Italia sono tra il 75% e il 92% nel personale medico e oltre il 60% nel resto del personale sanitario.
Secondo uno studio dell’Università di Barcellona eseguito sul territorio italiano, molti medici nuovi assunti si piegano all’obiezione per non essere discriminati dai superiori e dal resto del personale.
Per alcuni medici il problema non è etico, ma sociale, e quindi si rifiutano di fornirli nel pubblico, ma lo praticano dietro pagamento in strutture private, andando ad alimentare quell’idea di segno di colpa e di “pagare per i propri errori”, che grava sulla percezione del diritto all’aborto.
Facendo un focus sul territorio laziale:
La maggior parte delle strutture ospedaliere nella capitale sono appartenenti all’Organizzazione cattolica, quindi, di fatto, non viene praticato l’aborto.
Su tre milioni di abitanti, gli ospedali in cui essere accolte sono appena 5, con liste di attesa infinite, che rischiano di inficiare la scelta fatta. Per le donne immigrate sprovviste di cittadinanza c’è un solo ospedale in tutta la capitale.
La situazione nelle province e negli altri capoluoghi del Lazio è ancora meno rosea.
La gravità di queste mancanze sui territori è frutto di anni di azioni minatorie, a partire dalla legge Tarzia che nel 2010 proponeva l’eliminazione dei consultori pubblici a favore dei privati, fino alla chiusura effettuata durante la pandemia in quanto ritenuti servizi non essenziali, in cui le attività dello spazio giovani come l’erogazione delle ricette, delle pillole e altri contraccettivi gratuite e i consulti psicologici sono rimasti sospesi in molti casi per molti mesi dopo la fine del lockdown, e in alcuni casi sono state necessarie manifestazioni per permetterne la riapertura (come quella di via Spencer e la manifestazione di NUDM) .
A partire dal centro-sinistra, che nel Lazio è divenuto il principale canale di consegna della gestione sanitaria al privato ecclesiastico, le istituzioni sono arrivate a rendere difficile e ostile un percorso di aiuto e accompagno, che i consultori dovrebbero offrire universalmente e gratuitamente.