di: L.A e G.F.
“Non solo il nostro sistema economico si è trovato impreparato a tutelare i diritti delle persone più vulnerabili ed emarginate quando la pandemia ha colpito; ma ha attivamente favorito coloro che sono già estremamente facoltosi. Nei Paesi di tutto il mondo, le politiche economiche e la cultura politica e sociale stanno perpetuando la ricchezza e il potere di pochi privilegiati a detrimento della maggioranza dell’umanità e del pianeta. È il sistema economico che strutturalmente produce disuguaglianza, è il modo in cui le nostre economie e società attualmente funzionano. La pandemia da coronavirus si è abbattuta su un’Italia profondamente disuguale e il nostro Paese rischia di veder peggiorato nel medio periodo il profilo delle disparità multidimensionali preesistenti.
Eppure tutto questo è tutt’altro che inevitabile.”
Fonte: Rapporto Oxfam 2022
È uscito il nuovo rapporto dell’OXFAM, la Confederazione internazionale delle organizzazioni no-profit che si occupa della lotta alla povertà, che ci restituisce una fotografia delle disuguaglianze a livello mondiale e nazionale. Ci abbiamo lavorato provando ad analizzare gli aspetti più significativi nel tentativo di delineare il quadro sociale ed economico in cui si sviluppano povertà, ricchezza e disuguaglianze.
La ricchezza globale è aumentata del 7.4% solo nel 2020, con un conseguente incremento della forbice che separa poveri e ricchi. Ad esempio i maggiori 10 miliardari hanno più che raddoppiato il proprio patrimonio, arrivando a possedere oltre 6 volte il volume totale della ricchezza di chi vive sotto la soglia di povertà. Una delle conseguenze più tangibili di questo andamento sta nella differenza tra il numero di nuovi ricchi (41mila in più tra il 2019 e il 2020) e quello di nuovi poveri (163 milioni negli stessi anni).Facendo un confronto con un periodo più ampio, tra il 1995 e il 2021, l’1% più ricco ha beneficiato del 38% del surplus di ricchezza, mentre il 2.3% del surplus è andato alla metà più povera della popolazione mondiale.

In tutto questo si inserisce la pandemia che esaspera una situazione già difficile, portando ad un aumento del tasso di povertà di oltre 10 volte superiore rispetto alle previsioni. Le persone che si trovano sotto la soglia di povertà sono 163 milioni in più, per un totale di 3.3 miliardi, equivalente a più del 40% della popolazione mondiale.
La sola esistenza di previsioni “ufficiali” sull’aumento del tasso di povertà, dimostra come non si stiano mettendo in atto misure di contrasto alla povertà, evidentemente considerato un effetto collaterale calcolato e non un’impellenza su cui intervenire. Viene infatti sempre data priorità alla crescita del Pil, come indicatore del benessere della popolazione dei Paesi, nonostante sia esclusivamente uno strumento di valutazione economica e non tenga minimamente in considerazione le disuguaglianze. In realtà, come mostrato dai dati sopracitati, alla crescita della ricchezza globale aumenta il divario tra la popolazione più ricca e quella più povera.
Le disuguaglianze ovviamente non si palesano soltanto a livello economico, ma soprattutto a livello sociale. Le donne ad esempio hanno subìto gli impatti più duri della pandemia, con una perdita sul totale delle entrate pari a 800 miliardi di dollari solo nel 2020 e oltre 20 milioni di ragazze rischiano di non aver più assicurato l’accesso all’istruzione.
La pandemia ha inoltre messo in evidenza un diseguale accesso alle cure, tanto che in alcuni paesi le persone più povere hanno avuto quasi 4 volte più probabilità di morire di Covid rispetto alle persone più ricche. La questione sanitaria però non nasce a seguito della pandemia, infatti già in precedenza la metà della popolazione mondiale non ha avuto accesso all’assistenza sanitaria (dati 2017). Inoltre, più di 270.000 persone sono cadute in povertà per pagarsi le spese sanitarie e oltre di 5 milioni di persone muoiono ogni anno a causa dell’inaccessibilità alle cure o per l’assistenza sanitaria di bassa qualità. La continua tendenza alla privatizzazione della sanità, in atto da ben prima della pandemia, ha mostrato la sua totale inefficienza e il suo carattere escludente.
Il prosperare delle diseguaglianze, come mostrato dai dati, non è dovuto alla pandemia. Il problema è più ampio e strutturale e conseguenza di un modello economico, politico e sociale che porta all’accumulazione di ricchezza di pochi a discapito del resto della popolazione.
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