Kurdistan, storia di una lunga oppressione

Il 12 Febbraio ricorre  l’anniversario della cattura di Abdullah Öcalan a seguito di una cospirazione internazionale guidata dai servizi segreti Turchi. Da 23 anni si trova imprigionato nell’isola di Imrali, in condizioni detentive disumane e sorvegliato da più di mille soldati. Con questa azione lo Stato Turco pensava di aver definitivamente messo fine alle rivendicazioni della popolazione Curda. In realtà, l’imprigionamento di Öcalan ha portato ad un rafforzamento delle posizioni del movimento Curdo. Infatti, già dagli anni ‘90 era iniziata l’evoluzione ideologica di quest’ultimo che ha portato al nuovo paradigma del Confederalismo Democratico.

Ma perché questo accanimento nei confronti dei Curdi? La storia risale ai trattati della Prima Guerra Mondiale: nel 1916 con il Trattato Sykes-Picot, Gran Bretagna e Francia decisero la futura spartizione del Medio Oriente, dividendola in sfere d’influenza. Dopo il conflitto, con il Trattato di Sèvres del 1920, venne smembrato l’Impero Ottomano e venne prevista la creazione di uno stato-nazione per la minoranza curda, con confini definiti dalla Società delle Nazioni. Tuttavia, a seguito della guerra di indipendenza Turca, il comandante Mustafa Kemal Atatürk costrinse le ex potenze alleate a un nuovo trattato a Losanna nel 1923, che cancellò ogni concessione alle minoranze curde e armene e avviò una politica di assimilazione di queste ultime. Il territorio del Kurdistan venne spartito e si trova tutt’oggi controllato principalmente da Iraq, Iran, Turchia e Siria. Da allora il Kurdistan iniziò a sparire dalle mappe e venne iniziata ad essere negata l’esistenza stessa della popolazione Curda. Soprattutto dagli anni ‘70, cominciò a svilupparsi un movimento politico che riaffermava in primis l’esistenza dei  Curdi e chiedeva la creazione di uno stato indipendente. Queste rivendicazioni hanno sin da subito portato ad azioni repressive (principalmente) da parte del governo Turco, con il tacito assenso dei suoi alleati internazionali della NATO. Il movimento Curdo fu quindi costretto a riparare nella vicina Siria, sotto la protezione di Assad, che però si dimostrò strumentale: infatti, a seguito del trattato di Adana del 1998 di cooperazione militare tra Turchia e Siria, i Curdi vennero costretti a lasciare il Paese. Öcalan iniziò un viaggio in Europa alla ricerca di una soluzione non militare del conflitto per la sua popolazione. Rimase più di due mesi anche in Italia, a seguito dei quali fu costretto a partire a causa delle pressioni da parte della NATO. Viene così smascherata la connivenza dello Stato Italiano in questa vicenda, in particolare delle forze di centro-sinistra istituzionale che allora erano al governo e che hanno permesso che Öcalan lasciasse il Paese. Successivamente alla cattura di Öcalan, il movimento Curdo ha iniziato a sperimentare un modello di società differente, basato sull’ecologia, sul femminismo, sull’autogestione e sulla partecipazione della comunità tutta: un modello di società che si articola dal basso. Sia nel Bakur (Kurdistan Turco), che ancor di più nel Rojava (Kurdistan Siriano) a seguito della Primavera Araba, i Curdi e tutte le popolazioni che vivevano quei territori hanno iniziato ad implementare il Confederalismo Democratico che mette in discussione alle radici il sistema dello stato-nazione, essendo basato infatti sulla partecipazione della popolazione tutta e non su una singola nazionalità.

La critica radicale al sistema-mondo attuale e la sperimentazione di una società solidale, che si auto-organizza dal basso, ha come conseguenza, da una lato una repressione feroce da parte dello stato Turco guidato da Erdogan che interviene militarmente nei territori a maggioranza Curda, in particolare nel Rojava, dall’altro riceve finti appelli di solidarietà da parte degli Stati Uniti e gli Stati Europei. Questi ultimi si limitano a considerare l’importanza del movimento Curdo come opposizione alle forze Islamiste, senza mai analizzare il modello politico sperimentato in quei territori. Ciò porta a conseguenze paradossali, ad esempio Stati come l’Italia, pur dichiarando la loro vicinanza alla popolazione curda, stringono patti di cooperazione militare e vendono le armi alla Turchia di Erdogan.

Öcalan tutt’oggi si trova in isolamento nell’isola-prigione di Imrali e, nonostante vi siano palesi violazioni dei diritti umani, come riconosciuto anche da sentenze CEDU, nessun Paese interviene per richiedere il suo rilascio.

Sabato 12 Febbraio scendiamo in piazza in tutto il mondo per chiedere la liberazione di Öcalan!

Roma, piazza dell’Esquilino ore 14:30.

L.A.

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