Il questionario, svolto online nei mesi di marzo ed aprile 2021, ha raccolto esperienze provenienti in maggioranza dal territorio della città di Bracciano ma anche di Manziana, Oriolo Romano ed Anguillara (rappresentate seppur in piccola parte: Sutri, Bassano Romano, Latina, Roma e Viterbo). La composizione di genere è ugualmente distribuita con una leggera presenza maggiore del genere maschile. La composizione per età varia dai 16 ai 71 anni con una prevalenza di adolescenti, giovani e giovani adulti, abbiamo quindi un quadro che include lavoratori e lavoratrici, studenti/esse, precari/e, disoccupati/e, pensionati/e.
Le sensazioni più comuni vissute da gran parte della popolazione sono: sensazione di isolamento, ansia, nervosismo, difficoltà di concentrazione, stanchezza.
La mancanza di socialità e relazione con le persone, contatto fisico e libertà negli spostamenti ha influenzato gran parte del periodo in cui siamo stat* sottopost* al lockdown accrescendo il bisogno di socialità.
Nel corso della pandemia il benessere affettivo è stato particolarmente compromesso per tutte le fasce di età. Tuttavia il lockdown, la pandemia ed i loro effetti hanno inciso (almeno fino ad oggi) maggiormente su due categorie: i/le giovani (principalmente adolescenti, studenti/esse ed universitari/e) ed il genere femminile. A rischio sono quindi la salute emotivo-psicologica e sociale soprattutto dei giovani e delle donne.
L’assenza di politiche nei loro confronti durante la pandemia ha ulteriormente aggravato i problemi già preesistenti: le fasce deboli (anziani, donne, giovani, migranti, detenuti) hanno subito un ulteriore arretramento dei diritti ed un attacco ai bisogni di base. L’assenza di sostegno a questi bisogni, peraltro ampliamente prevedibili da parte di uno stato del primo mondo nel ventunesimo secolo, ha acuito ed acuirà fratture della società presenti da tempo.
La verità è che il 98% di chi ha perso il lavoro durante la pandemia è donna (dati ISTAT). Inoltre secondo il questionario che riguarda l’area del lago di Bracciano la maggioranza delle persone che hanno fatto ricorso a cure psicologiche o farmacologiche durante il periodo del lockdown è di genere femminile. In un paese dove l’ideologia patriarcale è ancora forte gli effetti della pandemia hanno congelato il percorso di contrasto, lentamente e faticosamente costruito nel tempo, all’ arretramento culturale.
Lo stesso vale per temi come il diritto all’abitare, la scuola, il lavoro e la tecnologia.
Quest’ultima, la tecnologia, è stata usata da cuscinetto per porre rimedio ad anni di disinvestimenti nel settore scolastico ed universitario a scapito delle future generazioni. Se ancora non conosciamo in tutte le sue forme gli effetti del lockdown e della pandemia sulle generazioni più giovani, certamente l’assenza forzata di relazioni e condivisione sociale hanno contraddistinto maggiormente l’anno passato causando un congelamento dei rituali di socializzazione. E’ evidente che l’istruzione o la socializzazione attraverso uno schermo, unita ad una quasi totale assenza di impulsi esterni non può contribuire all’evoluzione dell’essere umano, specialmente se in età evolutiva Oltre il 50% ha espresso la mancanza di affettività durante il lockdown.
Problematiche come l’assenza di certezze nel quotidiano, il repentino cambiamento di stile di vita e tematiche legate all’ecologia ed all’ambiente si sono manifestate in modo netto, prendendo il posto ai propri sogni, sostituendosi alla libertà di poter immaginare, ideare un futuro.
Numerose sono le ricerche che oggi pongono in evidenza il vissuto e l’angoscia della solitudine, delle separazioni, della malattia, della perdita dell’identità sociale nel nostro paese: alcune a causa della quarantena che dura nel tempo mettono in evidenza l’aumento dei disturbi alimentari, delle violenze domestiche rivolte sia alla donna che ai minori, altre sottolineano i rischi di aumento nel futuro della dipendenza patologica alla rete e dei suicidi per diagnosi di positività al coronavirus o per difficoltà nel lavoro. Soprattutto, dalla difficile condizione di vita imposta dal coronavirus, si teme lo sviluppo in molte persone di disturbi post-traumatici da stress (PTSD). Per tutti noi, il domani del tempo del coronavirus, ci chiede comunque di rielaborare.
un congelamento dei rituali di socializzazione. E’ evidente che l’istruzione o la socializzazione attraverso uno schermo, unita ad una quasi totale assenza di impulsi esterni non può contribuire all’evoluzione dell’essere umano, specialmente se in età evolutiva Oltre il 50% ha espresso la mancanza di affettività durante il lockdown.
Problematiche come l’assenza di certezze nel quotidiano, il repentino cambiamento di stile di vita e tematiche legate all’ecologia ed all’ambiente si sono manifestate in modo netto, prendendo il posto ai propri sogni, sostituendosi alla libertà di poter immaginare, ideare un futuro.
Numerose sono le ricerche che oggi pongono in evidenza il vissuto e l’angoscia della solitudine, delle separazioni, della malattia, della perdita dell’identità sociale nel nostro paese: alcune a causa della quarantena che dura nel tempo mettono in evidenza l’aumento dei disturbi alimentari, delle violenze domestiche rivolte sia alla donna che ai minori, altre sottolineano i rischi di aumento nel futuro della dipendenza patologica alla rete e dei suicidi per diagnosi di positività al coronavirus o per difficoltà nel lavoro.
Soprattutto, dalla difficile condizione di vita imposta dal coronavirus, si teme lo sviluppo in molte persone di disturbi post-traumatici da stress (PTSD). Per tutti noi, il domani del tempo del coronavirus, ci chiede comunque di rielaborare il contenitore della perdita nella socialità e negli affetti, facendo emergere sin da oggi le personali e sociali risorse che l’essere umano possiede per predisposizione innata.
In conclusione sulla base dei risultati emersi possiamo affermare che la fascia più fragile nel corso della pandemia si è dimostrata quella dei giovani adulti dai 21 ai 30 anni insieme alla figura femminile di tutte le fasce di età. Infatti attraverso le loro opinioni emerge un vissuto negativo che ha probabilmente destabilizzato un equilibrio esistenziale precedente alla pandemia nella vita quotidiana.
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Indagine svolta da Gasp e ArcLazio