Liberiamoci

di: GASP – Associazione Antifascista di Promozione Sociale –

Per il secondo anno consecutivo ci troviamo a celebrare il 25 Aprile in pandemia. Questo non ci impedisce di ribadire, come ogni anno, che questa non è solo la giornata del ricordo. I valori della Resistenza e dell’Antifascismo sono attuali e vanno coltivati con coerenza nel presente e nell’agire politico di chi si definisce Antifascista.

A riguardo il governo Draghi non si è presentato di certo nel migliore dei modi: ringraziando il governo libico per “i salvataggi dei migranti in mare” e argomentando la necessità di cooperare con un dittatore come Erdogan. E del resto pare impossibile stupirsi. di questo esecutivo di unità nazionale fanno parte in larga maggioranza partiti che, negli anni, hanno dato seguito a politiche di guerra, repressione, morte. I decreti Minniti, i Dl sicurezza di Salvini, l’incessata e incessante vendita di armi ad Egitto e in Medioriente rappresentano quanto di più lontano ci sia dall’idea di libertà, dignità, uguaglianza, valori alla base della nostra Costituzione che, lo ricordiamo a Supermario (ma anche a Matteo Renzi), ripudia la guerra e non contempla la cooperazione con dittatori.

Altrettanto inquietante è constatare, in questi ultimi giorni, il livello del dibattito pubblico in tema di violenza sulle donne e di diritti civili in generale. Abbiamo assistito allo sbraitare di Beppe Grillo in difesa del figlio accusato di stupro, con l’atteggiamento paradigmatico di un sistema patriarcale del quale la violenza di genere è diretta conseguenza. Contemporaneamente il parlamento italiano non sembra in grado di legiferare in difesa dei diritti di tutti e tutte: la legge Zan, infatti, ancora non trova l’approvazione, così come lo Ius Soli di cui si parla da anni ma che resta puntualmente nei cassetti di tutti i governi che si sono succeduti ultimamente.

Non possiamo quindi condividere questa giornata con chi accetta, sostiene e promuove tutto questo. Leggenda vuole che la politica locale non rispecchi quella nazionale. Far parte di un partito è però una responsabilità, per i militanti delle sezioni locali e per i dirigenti che occupano lo scranno. Non si può celebrare il 25 Aprile se nel resto dei giorni si attuano o sostengono politiche che portano sofferenze e morte in tutto il mondo. Per questo non saremo presenti in Piazza del Comune domenica mattina con i partiti che sostengono questo governo ed hanno sostenuto i precedenti.

Dedichiamo piuttosto questo 25 Aprile ad un giovane partigiano, Carlo Giuliani, nel ventennale di Genova 2001.

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