Da qualche giorno assistiamo con piacere all’interessamento di tanti e tante per la proposta di legge di iniziativa popolare nata dalla comunità di Stazzema. si tratta di una proposta che mira a mettere un punto, uno stop alla propaganda fascista e nazista, perpetrata a mezzo di simboli, oggetti e comportamenti che inneggino al ventennio. Seguendo la vicenda ci siamo interrogati e interrogate sulla possibilità di sostenere questa iniziativa e, di conseguenza, abbiamo ragionato sul fenomeno e sul tema della pratica dell’antifascismo. Prima di tutto, al riguardo, desideriamo esprimere la nostra totale solidarietà e vicinanza alla comunità stazzemese che ancora oggi è costretta a subire manifestazioni ed esibizioni di nostalgici del duce che infangano, con la loro propaganda, illegale ma tollerata e funzionale, la memoria di una delle tragedie più gravi e pesanti che la nostra storia abbia conosciuto.
Come GASP, dopo una lunga riflessione collettiva, abbiamo deciso di contribuire al dibattito nato da questa proposta riaffrontando la questione antifascista dal nostro punto di vista. Siamo consapevoli infatti che abbiamo bisogno di molto di più di una legge di iniziativa popolare basata sul meccanismo della proibizione e della punizione. Abbiamo bisogno di memoria, di una presa di coscienza collettiva che parta dalla memoria storica e che faccia riflettere sulle ideologie e le pratiche fasciste legittimate dalla propaganda di odio perpetrata dai maggiori partiti di destra e praticate da violenti noti e notoriamente armati e organizzati. Violenti che vengono spesso lasciati liberi di agire da uno stato che nella migliore delle ipotesi preferisce non vedere per non doversi schierare, atteggiamento utile questo alla costruzione di una “memoria condivisa” falsa che vorrebbe rendere invisibile un fenomeno, il fascismo, ancora ampiamente presente e di cui la società e ancora permeata. Una memoria quindi mistificata ad uso e consumo di quella pacificazione sociale che altro non è che un’amnistia in favore di chi ha servito, e serve, all’appiattimento del pensiero critico in favore di un consumo inconsapevole e funzionale al sistema capitalista. Per scardinare questo meccanismo, che sta portando la società verso posizioni sempre più individualiste e intolleranti, abbiamo bisogno di praticare antifascismo nel quotidiano, recuperando la memoria storica ed agendo nell’interesse collettivo.
In una nostra riflessione del 2018 avevamo scritto: “Il 74esimo anniversario della liberazione dal nazifascismo arriva a neanche un mese dal congresso di Verona sulla famiglia, in un quadro generale di impoverimento culturale e di regressione della politica sui temi etici e sociali. Dai respingimenti nei campi libici all’aumento di episodi di violenza razzista, prima nella comunicazione e poi nelle strade, i fenomeni che caratterizzano la nostra società sono ancora una volta il segno di una destra di governo che, attraverso la repressione e la propaganda della paura, lavora per distogliere l’attenzione dalla crescita costante delle disuguaglianze sociali. Le strutture pubbliche vengono chiuse e smantellate e gli spazi sociali sgomberati. Il modello culturale che la destra leghista sta imponendo ricalca quello del ventennio, patriarcale, violento, razzista e bigotto, ma prima di tutto al servizio del padrone. In questo contesto i dati scientifici e il valore della solidarietà perdono forza, in favore di un’ involuzione culturale drammatica. Così continuiamo a subire la distruzione dell’ambiente, lo sfruttamento delle risorse naturali, il riscaldamento globale, che non solo danneggiano irrimediabilmente l’ecosistema, ma che al contempo provocano la necessità di molti migranti di abbandonare la loro terra rischiando la vita. Ma il fascismo di ieri e quello di oggi è al servizio del profitto e preferisce aizzare i penultimo contro gli ultimi piuttosto che legiferare per il bene collettivo e dell’ambiente. Tutto questo ci spinge a considerare necessaria anche oggi una forma di resistenza politica e culturale. A ritenere l’antifascismo un principio inderogabile e imprescindibile per chi abbia a cuore la libertà e la crescita di una comunità o di un paese.”