Dura lex sed lex

di: S.L.F. 25/03/2020

Oggi più che mai “le regole vanno rispettate anche se non ci piacciono”, così parlano i delatori, che non vedevano l’ora di poter esibire platealmente la propria sudditanza ipocrita. Eh sì, perché nei giorni antecedenti gli ultimi decreti, mentre chi faceva attività fisica era un untore, era giusto che operai fossero ancora chiamati al lavoro nelle fabbriche, che i corrieri circolassero all’impazzata per soddisfare i bisogni degli “#iorestoacasa” e che tante altre persone dovessero essere votate alla causa della produzione di beni non necessari; era giusto perché le regole parlavano chiaro. D’altronde anche i delatori si possono concedere qualche piccolo strappo a patto che sia utile a stanare i criminali, come uscire per vedere chi esce e notificarlo ad altri, anche loro usciti per vedere chi è uscito. Chissà che cosa succederebbe se si incontrassero tra di loro… speculazioni a parte questi atteggiamenti sono la conseguenza di una degenerazione, ormai ben conosciuta nel mondo occidentale, del rapporto con le “regole” che affligge tanto la sfera interiore tanto quella sociale. Senza entrare nel merito specifico dei recenti decreti dal 9 marzo ad oggi, che rimane comunque opinabile, sono proprio i principi sui cui si poggia l’odierna obbedienza ad essere potenzialmente terreno fertile per insidie future. Questa degenerazione fa apparire la legge come esterna all’uomo, che quindi si esautora della propria capacità di giudizio su sé stesso per cederla ad un Altro, onnisciente ed infallibile, che ne decide le sorti. Il meccanismo si può riscontrare a grandi linee nell’accettazione acritica, spesso e volentieri anche festante, del dispiegamento di forze dell’ordine in tutto il paese a fini di controllo. Le persone tendenzialmente assumono due atteggiamenti nei confronti del detentore della legge, entrambi di natura perversa: il rifiuto totale delle regole o il loro rispetto cieco e pedissequo; questo secondo atteggiamento è quello di nostro interesse. Nasce la convinzione che in una situazione critica, come nella vita stessa, l’unico modo di sfuggire al giudizio dell’Altro e di garantire la propria incolumità è il sacrificio e l’asservimento alla Legge; cosicché si possa essere liberati dal proprio fardello, in non si sa quale futuro. Le persone entrano quindi in un circolo di continua ricerca dell’espiazione e perenne peccato che nutre, d’altronde, la loro invidia nei confronti di chi ha deciso di non sacrificare la propria libera scelta in cambio di una salvezza mistica. Massimo Recalcati, noto psicanalista, nel libro “Contro il sacrificio(1)”, scrive infatti che “il masochismo sacrificale si trasforma così in un sadismo distruttivo: essere servi della Causa rende padroni della vita degli altri”; un po’ come i nostri cacciatori di runners. Eppure questo circolo è proprio alimentato da uno speculare godere perverso nei confronti di questo annichilimento progressivo. La legge che riscopre la propria dimensione equilibrata è quella che consapevolizza la propria radice umana; ma umana non nel senso socialpetaloso dell’appartenenza a qualche Natura bonacciona e giusta per definizione, poiché anche questa visione panica rientra nei discorsi affrontati finora. Nella sfera interiore la dimensione umana della legge è quella, usando sempre le parole di Recalcati(1), che “non intende in alcun modo opprimere la forza della vita ma è la condizione necessaria alla sua formazione”, e che quindi non reprime la pulsione affinché ci si liberi della responsabilità della libera scelta. La ricerca del soddisfacimento della pulsione non può essere cieca come nel caso animale ma deve essere educata dalla legge per il suo pieno sviluppo: “non contrapporre il desiderio al dovere ma fare del proprio desiderio un dovere(1)”. Tutto ciò non legittima una visione sciattamente egoistica del comportamento ma enfatizza la necessità di una ricerca personale e profonda della giustizia del proprio agire, senza trovare risposte dispensate da antichi e nuovi Idoli. Allargando il discorso alle dinamiche di una società, non si possono dunque prendere in considerazione visioni Hegeliane di un qualche giustificazionismo e razionalismo storico, ma bisogna evidenziare l’essenzialità dei rapporti di forza. Lo stato è un contratto tra una moltitudine di persone basato sui rapporti di forza, non è un’entità metafisica che perseguita per definizione le nostre esistenze, ne siamo tutti parte, ne abbiamo tutti la responsabilità. Tornando ai fatti recenti, quindi, potrà anche andare bene che per motivi di estrema necessità si possano fare dei sacrifici di alcune delle nostre libertà, ma stiamo attenti! Le libertà e i diritti, che qualcuno gaiamente da via in cambio della parvenza della sicurezza, non li abbiamo perché è giusto che sia così o perché è merito dell’evoluzione o per altre esotiche spiegazioni. Quel che abbiamo, lo abbiamo perché in molti ci hanno versato il sangue per conquistarlo. Non dimentichiamolo, anche se molti di noi forse nemmeno l’hanno mai capito.

(1) Recalcati, Massimo. (2017). Contro il sacrificio. Raffaello Cortina Editore

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