Disegnare la quarantena. contributi di illustratrici e fumettisti

di: A. B.

Io resto a casa. Io lavoro da casa. Questi gli hashtag compiaciuti lanciati dalle istituzioni e utilizzati da una grande parte di utenti social. Gli artisti, i disegnatori, i musicisti, per la maggior parte lavorano da casa o nel proprio studio, per loro lo smart working è prassi. Anzi, l’artista è forse il lavoro “smart” per eccellenza, se si vuole nuovamente usare questo appellativo yuppie, perché per viverci è necessario essere flessibili al massimo. Non è un bene. Non è positivo doversi sottoporre a scadenze e cambiamenti continui che condizionano il lavoro creativo. In linea di massima i lavori più intensi, sinceri e liberi, sono infatti quelli autoprodotti o quelli promossi dalle piccole realtà di produzione, che con tanta fatica tentano di mantenere la propria indipendenza e di sopravvivere in questo sistema.

A questo proposito segnaliamo l’appello lanciato da Momo Edizioni sui diritti dei lavoratori precari della cultura, lo trovate qui:  https://www.facebook.com/momoedizioni/photos/a.616087665562675/832783480559758/?type=3&theater

In questo periodo di crisi da Covid-19 nessuno se la passa bene, tantomeno chi già faticava per far riconoscere la sua attività come professione. E’ questo il caso, ad esempio, di chi nella vita disegna. Tuttavia, è pur vero, che le immagini si installano nella mente, diventano immaginario, passano dall’occhio alla memoria e il loro potenziale per costruire una società è sempre da tenere in grande considerazione.

Si torna allora ai social: i canali in cui le immagini prolificano incessantemente e che ci abituano a una fruizione di esse confusionaria e superficiale. I social, però, ai tempi del Covid-19 sono importanti. Importanti per veicolare voci alternative, per esprimersi, per inventare nuove soluzioni per lavorare, per non sentirsi soli. Ecco quindi che alcuni disegnatori hanno partorito un proprio contributo sulla quarantena, anche se per loro tra quarantena e lavoro, come si è visto, cambia poco. Si sono fatti portavoce di una sensibilità collettiva, hanno cercato di far ridere gli osservatori, hanno provato a infondere speranza e senso critico.

Zerocalcare, con le sue proverbiali sintesi e ironia, si sta misurando con le animazioni, e ce ne ha regalata una su Propaganda Live in cui tutti coloro che sono andati a fare la spesa in un supermercato in questo periodo, si sono riconosciuti.

Rimanendo nell’ambito del fumetto, da segnalare è una vignetta di Prenzy, pubblicata il 5 febbraio sui suoi profili Facebook e Instagram, dal titolo Coronaphobia. Il fumettista questa volta ha indirizzato la sua satira a chi ha fatto dei cinesi il capro espiatorio della diffusione del coronavirus, ai primi albori del contagio in Italia. In un clima di malessere la paura e la diffidenza per il prossimo cavalcano l’inconscio e generano mostri.

Su un registro più comico si attestano i francesi Jean Jullien e Cécile Dormeau. Illustratori dallo stile semplice ed efficace, hanno giocato sui comportamenti dell’europeo medio in quarantena. Jean Jullien ha proposto una vignetta “interattiva”, un gioco da settimana enigmistica, un “trova le differenze”. Ha diviso la scena in due: prima della quarantena e dopo la quarantena. Un uomo spiaggiato sul divano è il soggetto di entrambe.

Cécile Dormeau, invece, come Zerocalcare, ha trattato la nevrosi da provviste. Una donna con la mascherina è minacciata da una moltitudine di prodotti da supermercato che fuoriescono dal suo carrello. Sopra campeggia la scritta “Stop over- buying”, che non lascia dubbi sull’interpretazione.

Ironia anche per Gemma Correll, illustratrice inglese molto conosciuta, che fa dell’antisocialità e dell’introversione la propria poetica da sempre. Correll è solita inventare adesivi e ricompense per ogni occasione. Li ha creati per chi lavora da casa, per chi pubblica sui social senza essere ubriaco, e ovviamente non sono mancati quelli contro il coronavirus.

Poetici piuttosto che comici sono infine i contributi di Rosita Uricchio e Ayumi Kudo. Politico e intenso quello di Rosita Uricchio, nella cui percezione di “paralizzazione dei corpi”, come scritto da lei stessa nel post, molti di noi si riconoscono.

E infine tenero, dolce ed essenziale quello di Ayumi Kudo, disegnatrice giapponese che vive in Italia, che invita a tenerci “in esercizio del bacio per prossimo incontro con amici”. E questo anelito al contatto, questa speranza di poterci riabbracciare, di poter parlare da vicino, di poterci nuovamente frequentare, sta crescendo dentro tutti noi, giorno per giorno.

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