Il virus più letale siamo noi

di: S.L.F. 17/03/2020

“Rimaniamo distanti oggi per abbracciarci con più calore e per correre insieme più veloci domani. Ce la faremo.”

Questo è il mantra da film liceale statunitense che ci sta accompagnando nelle recenti peripezie. Appare subito evidente che ancora una volta la stragrande maggioranza delle persone ha bisogno degli Idoli per attraversare momenti del genere e primo fra tutti, in questo nuovo Pantheon, è il premier Conte, l’uomo forte che infiamma il petto di tutti. Anche nelle generazioni più giovani, menti politicamente spoglie che prima recitavano “di politica non so niente, non mi interessa”, ora  festanti portano in trionfo il Presidente del Consiglio. La vittoria mediatica di Conte è evidente, ma chiaramente figlia delle psicosi e dell’ignoranza. Per dirne una nelle dichiarazioni del 9 Marzo, può il Capo del Governo, in una situazione dalle molte facce, trovare un così ampio spazio da dedicare al problema degli aperitivi in quanto punti di accumulazione di “giovini irresponsabili”? Non che gli assembramenti di persone debbano essere consentiti, ma come mai non si è nominata la calca alle stazioni per fuggire dalle zone rosse? O chi affollava le stazioni sciistiche? O la fuga di notizie sul decreto datato 8 Marzo? Non solo! La situazione nelle carceri, dove ci sono state delle morti, non è meritevole di considerazione, come nemmeno le condizioni economiche di chi ha perso il lavoro o di chi a tutt’oggi è costretto ad andare fisicamente a lavorare. A quanto pare si può morire di tutto tranne che di Coronavirus. Ma è naturale: nella psicosi, la caccia alle streghe è la disciplina per eccellenza. E allora giù con gli appelli disperati in TV, sui social, nelle chat di gruppo, dove si implora di rimanere a casa, si inveisce contro chi mette il naso fuori casa, si lanciano flashmob e petizioni per riaprire gli ospedali. 

Popolo senza memoria e ipocrita! I tagli alla sanità, la madre dell’insufficienza dei mezzi di ospedalizzazione, il vero problema del Coronavirus, non stati fatti da entità metafisiche! Sono stati attuati dalla maggior parte di noi, quando ci siamo fidati e affidati a politiche scellerate, e ancora da noi ogniqualvolta abbiamo deliberatamente evaso il fisco perché “lo stato è sciacallo”. E ora ci meravigliamo se le nuove generazioni non hanno risposto presente alla misure messe in atto. Viene mandato in onda continuamente lo spot di un grottesco rivoltante dove si dice “Sono le regole, e ora, ANCHE SE SEI GIOVANE, è il momento di rispettarle”, un insulto all’intelligenza di tutti. Che cosa ci aspettavamo? Abbiamo cresciuto una generazione a nostra immagine e somiglianza, che vive di false morali e nichilismi sciatti, abbiamo deriso e calpestato le idee di collettività e coesione sociale; e ora che assaporiamo, ebbri delle nevrosi che ci abitano, un leggero sapore della nostra mortalità, ora che cogliamo i frutti del nostro agire, chiudiamo gli occhi e additiamo i mostri che abbiamo creato? 

Proviamo, però, un attimo a fare ordine. Le recenti misure riguardo la chiusura dell’intero paese erano necessarie, ma figlie di una cattiva gestione della sanità negli anni passati e nelle prime fasi dell’emergenza Coronavirus, quando era ristretta a poche regioni. E su questo non dobbiamo prenderci in giro. Essere “italiani” in questi tempi è il nuovo nome di una solidarietà ipocrita ed effimera. Perché ora siamo tutti “italiani”, siamo tutti coesi, siamo tutti affiatati. Ma come mai non lo eravamo prima, quando dovevamo sentire di esserlo, quando era il momento di mostrare il vero senso della collettività? Ora invece siamo tutti “italiani”, ma ognuno da casa sua. Siamo tutti “italiani” ma a un metro di distanza. Il problema siamo stati noi, ma piuttosto che accettarlo, creiamo forme bislacche alle nostre paure: chi vede complotti, chi vede la mano della Natura che riporta l’equilibrio e altri miti. E quando, si spera, finirà tutto scopriremo che, mentre voi investivate tutte le vostre energie per gli hashtag #celafaremo e a autoconvincervi ad osannare l’otium, c’era chi doveva arrivare a fine mese e chi moriva nelle carceri e tanti altri uomini e donne, non degni di nota, che combattevano altre situazioni parallele a queste; e allora scoprirete, oltre che vili, di essere stati anche ciechi, ma vi interesserà solo per un secondo perché già non saremo più tutti “italiani”. D’altronde diceva un Uomo di Nazareth: “ Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva”.

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