Le Istituzioni totali ai tempi del Coronavirus

di: A.C. e L.A. 15/03/2020

Ti sorprende il fatto che la prigione assomigli alle fabbriche, alle scuole, alle caserme, agli ospedali, i quali assomigliano tutti alle prigioni?”.

             Foucault

Nel 1961 Erving Goffman ha coniato il termine istituzione totale intendendo riferirsi ad organizzazioni sociali i cui membri vengono isolati dal resto della società sotto la dipendenza di sorveglianti istituzionali. Tra le istituzioni totali venivano compresi gli ospedali psichiatrici e le carceri. In esse lui riteneva avvenisse il fenomeno della spoliazione in cui l’individuo perdeva la propria identità ed essenza umana. Analizzando gli studi di Goffman , Foucault giungeva alla conclusione che il carcere non fosse altro che una delle istituzioni in cui si riproduce il sistema di dominio della società.

Oggigiorno la situazione in Italia non sembra essere migliorata rispetto a quella analizzata dai due studiosi. I maggiori problemi sono:  sovraffollamento (del 120% secondo i dati di Antigone del 2019), la fatiscenza delle strutture, la carenza e talvolta l’assenza delle necessarie precauzioni e cure igienico-sanitarie, oltre i numerosi casi di violenza nei confronti dei/lle detenuti/e.

Nelle attuali circostanze, a causa della diffusione del coronavirus, si susseguono ordinanze che limitano la mobilità di tutti e tutte per evitare ulteriori contagi. A questo proposito ancora una volta c’e’ chi e’ abbandonato dallo stato: i detenuti e le detenute. Nelle condizioni in cui si trovano gli istituti penitenziari, con gli atavici problemi sottolineati prima, e’ pressoché impossibile evitare contatti (come prescrive la norma che ha allargato a tutta italia la zona rossa). Inoltre il 70% dei carcerati soffre di malattie che compromettono il sistema immunitario e per cui il virus risulterebbe maggiormente letale. La risposta del governo per affrontare questa situazione e’ stata di limitare ulteriormente le libertà dei/lle detenuti/e annullando tutti i colloqui fino al 31 Maggio(data inspiegabile visto che le altre misure prese sono fino al 3 Aprile). Questa ordinanza ha fatto scoppiare diverse rivolte in molte carceri italiani, non solo da parte dei detenuti stessi, ma con il supporto dei parenti e dei militanti che hanno portato solidarietà all’esterno degli istituti. Ancora una volta la repressione è stata durissima:sono morti 9 detenuti a Modena e 3 a Rieti per cause ancora sconosciute(le fonti della polizia penitenziaria parlano di overdose di farmaci durante la rivolta). La risposta delle istituzioni e dei rappresentanti politici (dal PD a fratelli d’Italia passando dalla Lega) è stata quella di prendersela con i detenuti e le detenute colpevoli solamente di non accettare le nuove misure ancora più restrittive.

Lo stato ha ancora una volta dimostrato che i diritti non sono riconosciuti a tutti/e e il carcere si è rivelato essere ancora oggi un laboratorio di repressione e non certo un luogo di reintegrazione.

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